Categoria Formazione

I ragazzi del Liceo Cagnazzi ci spiegano la fotogrammetria – parte III

Una volta acquisiti i set di foto degli oggetti che si desidera ricostruire in fotogrammetria – come abbiamo visto nella parte I e parte II di questo breve tutorial – si passa alla fase successiva, di vera e propria ricostruzione 3D. Attualmente, ci è stato spiegato dai ragazzi del VisitLab, il software più semplice ed efficace per questo scopo è PhotoScan di Agisoft. Il processo seguito è stato il seguente (Photoscan su Ubuntu): Si selezionano tutte le foto con Ctrl + A e le si sposta nella cartella photos, in basso sulla sinistra. Bisogna fare sempre attenzione alla memoria del computer, quindi, monitorarla nel SYSTEM MONITOR – RESOURCES. Se l’applicazione occupa troppa RAM, chiuderla prima di bloccare il computer. Una volta viste le foto, eliminare quelle che sembrano scorrette, cliccando su ‘’disabilita foto’’. Aprire la cartella WORKFLOW e cliccare ALIGN PHOTOS per poter allineare le foto. Il computer cercherà di capire se gli stessi punti fatti da angolazioni diverse corrispondono, facendoli coincidere di solito a due a due (pair preselection, con i livelli Generic, Disabled e Reference). Accuracy : consiste nell’analizzare la posizione delle immagini attraverso i pixel (può essere Low , Medium, High) . Low – analizza una porzione di pixel (quadrato 9×9) ricavandone una media tra i colori. Medium (4×4 ) e High (1)  analizzano i pixel in maniera più dettagliata. Di solito si preferisce impostare ‘’accuracy=medium’’. Impostando il parametro su Low, nel caso si voglia una maggiore velocità, il risultato avrà una qualità più bassa. Key point limit: riguarda l’allineamento dei punti; per un maggior allineamento bisogna aumentare il numero di key point. Controllare se le foto sono ben allineate cliccando sul triangolino alla sinistra di “Chunk” e poi di “Cameras” e notando le sigle NA-NC (foto non allineata). Le fotografie fuori allineamento andranno scartate. Sempre cliccando su […]

I ragazzi del Liceo Cagnazzi ci spiegano la fotogrammetria – parte II

La prima attività di sperimentazione è stata eseguita su una serie di oggetti, che sono stati fotografati tenendo conto delle indicazioni ricevute in precedenza, come l’importanza di eseguire molti scatti, dall’alto e dal basso, per evitare che il programma inserisca tappi o buchi a sostituire le parti mancanti. In questo caso, le foto andrebbero ulteriormente modificate utilizzando altri software. Sono stati effettuati i seguenti passaggi per realizzare una corretta sessione di scatti: Posizionato l’oggetto in un ambiente con la corretta illuminazione Posizionato l’oggetto su una superficie con punti di riferimento, come la carta di giornale Corretto l’impostazione dei parametri ISO ed esposizione, al fine di evitare rumore e favorire la corretta distinguibilità del soggetto. Evitato eventuali bagliori presenti durante gli scatti Evitato il passaggio delle persone nella scena e il movimento del soggetto e del piano di appoggio In mancanza di una strumentazione automatica, ci si è mossi attorno all’oggetto a piccoli passi, con tre successive sequenze di scatti partendo dal basso sino a fotografare l’oggetto dall’alto Concentrato il fuoco sulla massa del soggetto e non solo su un particolare Scattato foto con posizionamenti diversi per cogliere anche i più piccoli dettagli Revisionato la corretta realizzazione delle foto   Un numero adeguato di scatti permette di scartare senza problemi quelli errati. Nella sessione di sperimentazione, sono stati realizzati circa 90 scatti per soggetto. Messa a fuoco non corretta o uno sfondo pieno di particolari possono infatti ostacolare il programma nel processo di ricostruzione fotogrammetrica.

I ragazzi del Liceo Cagnazzi ci spiegano la fotogrammetria – parte I

Che cos’è la Fotogrammetria? Una tecnica per ricostruire modelli 3D attraverso una serie di foto scattate intorno all’oggetto utilizzando i mezzi più disparati (droni, fotocamere). Ma facciamo un passo indietro e chiediamoci “sappiamo scattare una buona foto” e quali parametri dobbiamo conoscere ed impostare? apertura del diaframma, per regolare la quantità della luce che attraversa l’obiettivo. tempo di esposizione,durante il quale l’otturatore della macchina fotografica rimane aperto per permettere alla luce di entrare. ISO, indica la sensibilità del sensore alla luce. Più alto è il valore dell’ISO, più elevata è la sensibilità alla luce e la possibilità che si crei rumore. Diaframma Chiuso: foto scura, buona messa a fuoco Diaframma Aperto: foto luminosa, rischio foto sfocata ISO Basso: foto meno sgranata (consigliati 100/400) ISO Alto: foto molto sgranata Tempo di esposizione più lungo: effetti di luce particolari, con aiuto del cavalletto Tempo di esposizione più basso: usata per foto in movimento Regole applicate in Fotogrammetria 1.ISO BASSO 2.DIAFRAMMA PIU’ CHIUSO POSSIBILE (per una maggiore messa a fuoco) 3.VELOCITÀ DI SCATTO PREFERIBILMENTE ALTA (adattabile a seconda del contesto) L’oggetto deve essere ben distinguibile nei suoi colori, perciò è opportuno regolare l’esposizione a seconda della luminosità dell’ambiente e dell’oggetto. Una foto sovraesposta è  molto bianca e luminosa, invece una sottoesposta è buia e nera. Entrambi questi tipi di foto non sono adatti alla fotogrammetria, dato che lo scopo di quest’ultima è acquisire la maggior parte di informazioni dalla foto stessa. L’apertura del fuoco deve essere stretta in modo da mettere ben a fuoco l’oggetto, ma bisogna tener conto della luce ambientale e ricordare che con il diaframma più chiuso la foto potrebbe risultare mossa, quindi l’ideale sarebbe servirsi di un cavalletto. E’ importante anche evitare superfici lucide e troppo chiare o troppo scure. Durante la preparazione degli scatti bisogna quindi tener conto […]

Invasione!!!

Dal 7 settembre, e per un mese, 15 meritevoli ed entusiasti ragazzi del Liceo Cagnazzi di Altamura saranno insieme a noi per imparare a modellare in 3D con la tecnica della fotogrammetria e conoscere un po’ più da vicino il rutilante mondo della Virtual Cultural Heritage. Il progetto “Odisseo 2, museo laboratorio delle scienze” è stato sostenuto dal Fondo Sociale Europeo attraverso la Regione Puglia. Ce la faranno a sopravvivere o si perderanno nei meandri della computer grafica? Vedremo.. Intanto diamo loro un caloroso benvenuto!